INAUGURAZIONE MOSTRA FOTOGRAFICA “SULLA STRADA di F.Fellini” scatti inediti dalla collezione privata “Mauro Penzo” – ANDREA FELLI e ROBERTO PACI DALO’, “FF” – concerto/performance al Circolo dei Malfattori – domenica 3 novembre ore 18:00

LocandinaLaStrada
INAUGURAZIONE MOSTRA FOTOGRAFICA “SULLA STRADA di F.Fellini” scatti inediti dalla collezione privata “Mauro Penzo” – ANDREA FELLI e ROBERTO PACI DALO’, “FF” – concerto/performance al Circolo dei Malfattori – domenica 3 novembre ore 18:00 Guardare Fellini attraverso le immagini regalate all’occhio fotografico è come riscoprire la ricerca iconografica attraverso la quale il nostro autore esprime la propria narrazione.
Sì perché il regista, prima ancora che diventasse tale, esprimeva la propria visione del mondo attraverso il tratto del disegno, dimensione piatta perciò, priva dell’estensione del tempo, come la fotografia.
La costruzione dei suoi personaggi viene da lontano: spesso Fellini, come dichiarato nell’ intervista “A behind the scenes look at the making of Federico Fellini’s Casanova. 5th April 1976” comincia a elaborare la figura attraverso gli incontri professionali che svolgeva ordinariamente ogni qual volta partiva ad elaborare un film; apriva un piccolo ufficio, pubblicava annunci pubblicitari rivolti a possibili interessati al suo prossimo film e incontrava tutti quelli che speravano di lavorare con lui. Dietro la propria scrivania Fellini osserva le persone e i particolari che le connotano: la cravatta, l’orologio, il sorriso, il colore dei capelli, gli occhi, insomma tutto quello con il quale può costruire il personaggio che già vive nella sua testa.
Osservando i bozzetti che raffigurano i ritratti dei suoi personaggi, possiamo sicuramente affermare che l’attore veniva plasmato, dal punto di vista iconografico, fino a che non aderiva perfettamente al ritratto. Come ha affermato André Bazin nel suo “Che cos’è il cinema?” (Garzanti, Milano, 1973) “i suoi personaggi non si definiscono mai per il loro carattere ma esclusivamente per le loro apparenze”.
E guardando il backstage de “il Casanova”, notiamo che appeso allo specchio del camerino del protagonista Donald Sutherland, vi sia il bozzetto del personaggio Casanova immaginato da Fellini; e così l’attore verrà trasformato: la fronte rasata fino a rendere l’attaccatura dei capelli a metà testa, il naso ingobbito, ll mento riplasmato, la pelle levigata.
Tornando a La Strada, dopo che Federico Fellini e Tullio Pinelli, in un pomeriggio romano, avevano discusso la storia del film convergendo sui due personaggi di Gelsomina e Zampanò, il nostro, anziché raccontare il film a Giulietta Masina, le fa leggere un breve soggetto; e quando lo finisce, l’attrice ha le lacrime agli occhi e non vede l’ora di iniziare a girare le scene.
Tra i due nasce una battaglia sul personaggio di Gelsomina: lei la vede come una Cenerentola, una vittima il cui destino è segnato, un essere dolcissimo; Federico ha invece in testa un’immagine completamente diversa ovvero stravagante e per nulla arrendevole. Così Fellini comincia a costruire addosso alla moglie per nulla convinta, il personaggio che ha in mente.
I provini del costume e del trucco cominciano dopo Lo Sceicco Bianco, quando le speranze di fare il film sono pressoché nulle. I fotografi eseguono centinaia di scatti e Fellini li studia a lungo elaborandoli con matite e pennelli. Costringe Giulietta a tagliarsi i capelli, li fa tingere di giallo e per renderli più ispidi e scomposti ci passa sopra un pasticcio fatto di crema da barba e borotalco. La ricerca dell’abbigliamento lo porta a scegliere una maglietta vissuta e piena di buchi, un paio di scarpe da tennis, i calzini fuori dalle scarpe, un cilindro, una gonnellina con l’elastico, un cappotto militare. Poi da un pastore abruzzese trova una mantellina militare della guerra “15-18” fatta con una lana così dura che sega il collo di Giulietta, segnandola con un livido.
Lo studio iconografico del personaggio è per Fellini metodologia fondamentale che affonda le radici nella maschere della tragedia greca e della commedia dell’arte.
Diventa così parte fondamentale di questo concetto, oltre che la conoscenza dei suoi bozzetti e delle trascrizioni dei suoi sogni, lo studio delle pose fotografiche. Le luci degli ambienti, l’ espressività degli occhi, la trasformazione dei volti in maschere, la trasfigurazione delle emozioni ci consentono, anche attraverso i ritratti dei fuoriscena nei quali Fellini mima il personaggio, di comprendere ancora più in profondità l’opera di un gigante dell’arte.
“…Come si fa a dire in che modo nasce l’idea di un film? Quando e da dove viene, gli itinerari spesso sconnessi o dissimulati che percorre?
(…) All’inizio de La Strada c’era solo un sentimento confuso del film, una nota sospesa che mi procurava un’indefinita malinconia, un senso di colpa diffuso come un’ombra; vago e struggente, fatto di ricordi e presagi. Questo sentimento suggeriva con insistenza il viaggio di due creature che stanno insieme fatalmente, senza sapere perché. La storia nacque con molta facilità: i personaggi apparivano spontaneamente, se ne tiravano dietro altri, come se il film fosse pronto da tempo e aspettasse soltanto di essere ritrovato. Cos’è che me lo ha fatto ritrovare? Prima di tutto, credo, Giulietta. Era un pezzo che volevo fare un film per Giulietta: mi sembra un’attrice singolarmente dotata per esprimere con immediatezza gli stupori, gli sgomenti, le frenetiche allegrezze e i comici incupimenti di un clown. (…) Così, dunque, mi apparve Gelsomina: nelle vesti di un clown, e subito accanto a lei, per contrasto, un’ombra massiccia e buia, Zampanò. E naturalmente, la strada, il circo con i suoi stracci colorati, la sua musica minacciosa e spaccacuore, quell’aria da fiaba feroce…(…) Le campagne, i paesi, le vallate di quel viaggiare erano per me quelli dell’Appennino tosco-romagnolo. (…) Che film era? A Gambettola c’era un bambino, figlio di contadini, che raccontava che quando il bue nella stalla muggiva, lui vedeva uscire dal muro un grande lasagnone rosso, una specie di lunghissimo tappeto che fluttuava nell’aria, gli attraversava la testa sotto l’occhio sinistro e svaniva a poco a poco nel riverbero del sole. Questo bambino diceva che aveva anche visto due grandi sfere di argento bruno staccarsi dalla torre del campanile mentre l’orologio suonava le due, e anche quelle gli erano passate attraverso la testa. Era un bambino strano, e Gelsomina doveva essere un po’ così.
(…) Credo che il film l’ho fatto perché mi sono innamorato di quella bambina-vecchina un po’ matta e un po’ santa, di quell’arruffato, buffo, sgraziato e tenerissimo clown chiamato Gelsomina e che ancora oggi riesce a farmi ingobbire di malinconia quando sento il motivo della sua tromba.
(Fare un film – Federico Fellini – Einaudi 1980)

La Masina rifiutava ogni identificazione con il personaggio della piccola vittima, preferiva identificarsi con l’attivismo ottimistico di Cabiria e diceva di avere stentato a entrare nei panni di Gelsomina: anzi, di esserci riuscita solo grazie alle proprie virtù di attrice disciplinata.
Se non è Giulietta, chi è allora Gelsomina? La risposta della Masina era semplice e sorprendente: Gelsomina è Federico. E’ lui che si è lasciato alle spalle la casa vicino al mare ed è salito sulla roulotte, ha imparato l’arte del clown e si è proposto come tramite di una “realtà dell’anima” affrontando il vasto pelago dell’esistenza. Su questa linea interpretativa Giulietta andava avanti e sosteneva che nel teatrino psicologico del filo l’autore, uno e trino, è insieme Gelsomina, Zampanò e il Matto. Una sovrapposizione di tensioni poetiche a sfondo mistico, di pragmatismo brutale e di ironia spinta fino al rischio dell’autodistruzione. Le illuminazioni panteistiche di Gelsomina quando si immerge nella natura o parla con i bambini, appartengono al Federico “fanciullino” di ceppo romagnolo-pascoliano; la coazione al vagabondaggio di Zampanò è una delle sue caratteristiche (per anni ha vissuto, pensato e discusso dentro l’automobile, girando sempre, e anche dopo aver smesso di guidare la sua esistenza rimase un moto perpetuo); e il Matto, cioè il clown filosofo della trascendenza, è Fellini quando dichiara “vorrei sempre far ridere”.
(Federico Fellini, la vita e i film – Tullio Kezich – Feltrinelli 2007)

Scheda film:
Titolo: La Strada; Regia: Federico Fellini; Soggetto: Federico Fellini; Sceneggiatura: Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli; Anno: 1954; Produzione: Dino De Laurentis e Carlo Ponti; Fotografia: Otello Martelli; Musiche: Nino Rota
Principali interpreti: Giulietta Masina (Gelsomina); Antony Quinn (Zampanò); Richard Basehart (Matto)
Doppiatori attori principali: Arnoldo Foà (Antony Quinn – Zampanò); Stefano Sibaldi (Richard Basehart – Matto)
Premi: 1° Premio Oscar 1956 Miglior film straniero; 1° Premio Bodil (Copenaghen) Miglior film europero; Leone d’Argento Festival di Venezia 1954; 2 Nastri D’Argento 1955 (Miglior regia – Miglior produzione)

Andrea Felli e Roberto Paci Dalò

FF

Prima assoluta

La voce di Fellini è per noi un’antica ossessione. Nel 1996 presentammo – con la partecipazione di Sergio Messina – a Rimini all’interno del festival L’Arte dell’Ascolto la performance Foné Federico Fellini in onda in diretta sulla ORF Kunstradio (radio nazionale austriaca) e in collaborazione con la RAI.

Ora è il tempo di di FF dove è stato costruito un imponente database basato sull’analisi dei suoi film e interviste.

Questi materiali sono ricomposti e eseguiti dal vivo. I materiali originali vengono trasfigurati fino a creare texture ambientali sospese, rarefatte, oniriche all’interno delle quali si muovono anche strumenti acustici.

Fellini non è solo un regista. Come ben sappiamo è anche un aggettivo (felliniano) ma al di là della retorica agiografica è un pezzo della nostra cultura. Di tutti noi. Siamo tutti felliniani così come siamo tutti cageani.

Federico Fellini e John Cage sono dei catalizzatori di intere epoche. I maestri esistono per permetterci di muoverci creativamente negli spazi vuoti che ci hanno lasciato. Ecco perché per noi lavorare su, e con, Fellini significa produrre contemporaneità.

Andrea Felli sampler, elettronica

Roberto Paci Dalò clarinetti, sampler, elettronica

Circolo dei Malfattori
Via Santarcangiolese, 4603
Poggio Berni (RN)
aperti ogni giorno dalle 19:00 escluso il lunedì – domenica aperti dalle 17:00
CONTRIBUTO PER FINANZIARE L’INIZIATIVA € 5,00
INGRESSO RISERVATO AI SOCI ARCI.
x info: 3939496642
https://circolodeimalfattorisaladiana.wordpress.com/
Circolodeimalfattori.saladiana@gmail.com

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