piazza Fontana, Strage di Stato. Non per commemorare ma per trarre insegnamento e farci alcune domande indecenti – al Circolo dei Malfattori – giovedì 12 dicembre ore 21:30

piazza fontana - chi è Stato

 44 ANNI DA PIAZZA FONTANA – Strage di piazza Fontana, Strage di Stato. Non per commemorare ma per trarre insegnamento e farci alcune domande indecenti – al Circolo dei Malfattori – giovedì 12 dicembre ore 21:30

in collaborazione con ANPI Santarcangelo di Romagna

in un giorno particolare ne parliamo con Rossana Canfarini, storica, analizzando ciò che è accaduto, riflettendo e ponendoci tante, troppe domande cui in questi anni nessuno ha voluto rispondere.

PIAZZA FONTANA, 17 MORTI, NESSUN COLPEVOLE

Milano, 12 dicembre 1969, ore 16,30

Esplode una bomba nel salone degli sportelli della Banca Nazionale dell’Agricoltura, al numero 4 di piazza Fontana.

I terroristi non avrebbero potuto scegliere un momento migliore: la banca è infatti gremita per il “mercato del venerdì”, che richiama gli agricoltori delle province di Milano e Pavia. L’ordigno è stato collocato in modo da provocare il massimo numero di vittime: sotto il tavolo al centro del salone riservato alla clientela, di fronte all’emiciclo degli sportelli. I locali devastati testimoniano la potenza dell’esplosivo impiegato.

L’attentato causa diciassette morti, di cui quattordici sul colpo, e ottantanove feriti. La storia dirà se la strage di piazza Fontana, inaugurando la strategia della tensione, ha determinato i dieci anni più bui della vita politica italiana.

Nelle ore che seguono gli attentati, vengono compiute perquisizioni nelle sedi di tutte le organizzazioni dell’estrema sinistra. Viene visitata anche qualche organizzazione d’estrema destra, ma senza molta convinzione, visto che le indagini risparmiano Ordine Nuovo e Avanguardia nazionale, le più importanti. Le indagini sono di una stupefacente rapidità; in tre giorni viene arrestata una decina di persone sulle quali, come dichiara la polizia, “gravano pesanti indizi”. Sono tutti anarchici dei circoli Bakunin e 22 Marzo. Tra di loro vi sono Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda. Per la polizia, insomma, oltre a quella anarchica, nessun’altra pista merita di essere presa in considerazione.

Iniziano gli interrogatori. Sono condotti con energia. Il 15 dicembre, a mezzanotte, nel cortile della questura di Milano, un corpo s’infrange quasi senza rumore ai piedi di un giornalista. È Giuseppe Pinelli, uno degli anarchici arrestati tre giorni prima, caduto senza un grido da una stanza del quarto piano. Causa ufficiale della morte: suicidio. Non ci crederà nessuno… Tra gli anarchici fermati subito dopo la strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, il commissario Calabresi sembra interessarsi a una sola persona: Pietro Valpreda, di professione ballerino. Il giovane grida la propria innocenza. Essa non sarà riconosciuta che molto tempo dopo. Eppure, già all’epoca, tutto denunciava l’esistenza di una “pista nera”, che verrà esplorata solo tardivamente.

 

3 marzo 1972: Franco Freda, procuratore legale a Padova, Giovanni Ventura e Pino Rauti, dirigente nazionale dell’msi e fondatore del movimento Ordine Nuovo, vengono arrestati. Sono accusati di aver organizzato gli attentati del 25 aprile 1969 (alla Fiera e alla Stazione Centrale di Milano) e dell’8 e 9 agosto dello stesso anno (a danno di alcuni treni). Il 21 marzo si aggiunge ai capi d’imputazione contro il gruppo Freda-Ventura l’attentato di Piazza Fontana.

Gli atti girano per anni nei vari tribunali: Milano, Roma, Catanzaro

I giudici di Catanzaro rinviano a Milano gli atti che riguardano gli ex presidenti del consiglio Giulio Andreotti e Mariano Rumor e gli ex ministri Mario Tanassi, difesa, e Mario Zagari, giustizia. Dire che i quattro uomini politici escono quasi subito dal processo è come raccontare una di quelle vecchie barzellette che tutti conoscono.

 

E, di processo in processo, arriviamo al 27 gennaio 1987 in cui la prima sezione della Cassazione chiude la questione: nessun responsabile per la strage di piazza Fontana. Anarchici e nazisti sono innocenti.

 

Il giudice istruttore Guido Salvini nel 1987 apre una nuova inchiesta sull’eversione di destra e sulla strage di piazza Fontana che nel 1995 arriva a un’ordinanza di rinvio a giudizio contro una serie di terroristi neonazisti. Ma bisognerà aspettare il giugno 2001 per assistere alla condanna all’ergastolo di Delfo Zorzi, Giancarlo Rognoni e Carlo Maria Maggi. Più la condanna di tre anni a Stefano Tringali per favoreggiamento (tutti neonazisti).

 

La strage di piazza Fontana è stata realmente una strage di stato come la definirono gli anarchici del Ponte della Ghisolfa il 17 dicembre 1969 in una conferenza stampa che gli organi di stampa definirono “farneticante”. Strage di stato perché vi troviamo coinvolti ministri, segretari di partito, servizi segreti italiani (tutt’altro che deviati, ma obbedienti agli ordini dei responsabili della politica) e servizi segreti esteri.

Per chi non ha vissuto quel periodo vale la pena ricordare che allora la classe dirigente italiana temeva uno spostamento a sinistra dell’asse politico nazionale, un cambiamento non voluto e osteggiato con tutti i mezzi. Anche con le bombe e i morti. Fu messa in atto una strategia che “doveva portare, nelle intenzioni degli esecutori, a un regime autoritario, ma che è stata gestita dai più alti organi dello stato per mettere fuori gioco gli avversari politici e per creare un clima di paura che perpetuasse la centralità della Democrazia cristiana e dei suoi alleati”. 

(fonte “Associazione Familiari vittime della strage di Piazza Fontana – http://www.reti-invisibili.net/piazzafontana/)

 

Circolo dei Malfattori
Via Santarcangiolese, 4603
Poggio Berni (RN)
aperti ogni giorno dalle 19:00 escluso il lunedì – domenica aperti dalle 17:00
INGRESSO RISERVATO AI SOCI ARCI.
x info: 3939496642
https://circolodeimalfattorisaladiana.wordpress.com/
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